Erogatori d’acqua e presenza di Pseudomonas Aeruginosa: che fare?


Domanda:
 
Su 13 apparecchiature installate presso una casa di riposo, a seguito di un’analisi microbiologica sull’acqua erogata è stata riscontrata in 9 di queste la presenza di Pseudomonas Aeruginosa (concentrazioni massime 18 ufc/100 ml), nonostante vengano eseguiti 3 interventi di manutenzione- sanitizzazione/anno.
 
Risposta:
I microrganismi appartenenti alla specie Pseudomonas Aeruginosa sono batteri aerobi a forma di bastoncello, con lunghezza di 1,5-3 micron e larghezza 0,5-0,7 micron, molto diffusi in acque superficiali, suoli, vegetazione e in particolare in tutti gli ambienti umidi. Pseudomonas Aeruginosa ha una grande capacità di adattamento, si moltiplica molto velocemente nel range di temperatura compreso tra 4 e 42 °C ed è resistente alle normali concentrazioni di disinfettanti utilizzate per la potabilizzazione dell’acqua. Questo spiega perchè è probabile trovare questo microrganismo ogni qual volta si presentano condizioni di stagnamento dell’acqua, come in serbatoi, piscine, dispositivi rompigetto e impianti domestici di trattamento dell’acqua potabile, dove può raggiungere anche
concentrazioni elevate, soprattutto in presenza di biofilm.
 
Negli erogatori d’acqua potabile lo sviluppo di Pseudomonas può essere dovuto ad un utilizzo prolungato degli elementi filtranti, alla presenza di zone dove l’acqua può stagnare, come negli interstizi degli OR, delle elettrovalvole e dei pressostati, ma anche a fenomeni di retrocontaminazione, ovvero alla carica batterica ambientale che risalendo dai punti di erogazione può colonizzare il dispositivo.
 
Quindi la Pseudomonas, normalmente presente nell’acqua potabile, può proliferare negli elementi filtranti ed essere facilmente rilevata in fase di analisi microbiologica dei campioni d’acqua prelevati a valle del sistema di trattamento.
Tuttavia va precisato che la Pseudomonas nell’acqua NON costituisce un rischio per la salute dei soggetti sani, anche perché le dosi necessarie a questo batterio per produrre malattie gastroenteriche sono elevatissime (dell’ordine di 1 miliardo UFC), mentre la sua presenza può rappresentare un potenziale rischio per la salute per i pazienti con basse difese immunitarie negli ambienti ospedalieri.
 
L’OMS non ha stabilito nessun valore soglia per la Pseudomonas in acqua potabile e non vengono fornite indicazioni limite nemmeno dalla direttiva europea e dalla legislazione nazionale (D.Lgs 31/2001). Quindi una certa presenza di Pseudomonas nelle analisi microbiologiche effettuate sull’acqua prelevata a valle di un erogatore è da ritenersi un fatto normale e di nessun significato sanitario, mentre una concentrazione molto elevata indica generalmente uno scarso livello igienico degli apparecchi e la necessità di intervenire con manutenzioni periodiche più frequenti ed efficaci.
 
Nello specifico delle acque oggetto di analisi la concentrazione di Pseudomonas rilevata è estremamente modesta, tale da non rispecchiare alcuna sostanziale anomalia di carattere igienico nei dispositivi e nessun rischio sanitario per gli utilizzatori.
 
a cura del Dott. Giorgio Temporelli